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CRONACA - REGIONALE
data articolo17 ottobre 2012

Puglia - Splendida terra funestata dalla “quarta mafia”

Puglia - Splendida terra funestata dalla “quarta mafia”

Parte 7a
 - Nel panorama della malavita organizzata, non si può non citare la Nuova Camorra Pugliese, ovvero quel ramo della camorra napoletana organizzato in Puglia dallo storico boss Raffaele Cutolo. Non è una formazione egemone sul territorio, ma un insieme di organizzazioni che sono nate alla fine degli anni Settanta del secolo scorso da alleanze strette all’interno delle carceri, che avevano come modello la struttura ideata da Raffaele Cutolo. Esponenti di spicco di questa ramificazione, secondo quanto evidenziato da diverse inchieste giudiziarie, sono Antonio Modeo e Aldo Vuto, originari di Taranto, ufficialmente affiliati alla cutoliana Nuova Camorra Organizzata.
Quella che viene resa nota con l’acronimo NCOP (Nuova Camorra Organizzata Pugliese) esce allo scoperto nei primi anni Ottanta con l’affermarsi di nuove frange organizzate in sostituzione delle passate organizzazioni malavitose, e con l’affermazione del boss Antonio Modeo, soprannominato “U’Messicanu” (FOTO), e dei fratelli. Modeo stringe poi alleanza con Aldo Vuto, membro di spicco della criminalità organizzata di Taranto e in stretti legami con il boss Cutolo.
In seguito ad un patto segreto, lo stesso Cutolo (nel frattempo detenuto) concede il permesso a Vuto e Modeo, di uccidere il boss Ciccio Basile, capo riconosciuto della mafia tarantina, per assumere il totale controllo del contrabbando di sigarette del territorio. Ma c’è di più: Raffaele Cutolo non avrebbe stretto alleanze solo con Modeo e Vuto e quindi con la malavita tarantina, ma anche con altri gruppi della regione, forse con le organizzazioni di Foggia e provincia (all’origine della già citata Società Foggiana) e di Lecce (in particolare con la Sacra Corona Unita di Giuseppe Rogoli). Questi due gruppi però, diversamente di come stabilito, aumentarono la loro potenza sul piano prevalentemente militare e diventarono, oltre che indipendenti, anche più potenti della NCOP che rimane comunque legata alla Nuova Camorra di Cutolo, infatti la caduta di quest'ultima portò nel 1990 anche alla scomparsa della Nuova Camorra Pugliese.
Antonio Modeo e i suoi fratelli furono arrestati e processati dal Tribunale di Bari nell’ottobre 1986. Modeo fu scagionato per motivi di salute, e i fratelli Riccardo e Gianfranco vengono scarcerati a loro volta nel 1989 e nuovamente arrestati l’anno seguente in Basilicata e coinvolti nel maxiprocesso detto “Ellesponto”. Aldo Vuto è processato dal Tribunale di Lecce, in Corte d’Assise, nel maggio 1990.
Intanto proseguiva la lotta da parte della Direzione Investigativa Antimafia che, fra il 1992 e il ’94, indaga sui clan della provincia di Lecce, con numerosi processi che, specialmente nel ’93, portano allo smantellamento delle organizzazioni della costa jonica.
Rimasti senza un’organizzazione funzionale, pare che Modeo e Vuto si siano rivolti allora alla ‘ndrangheta, entrando a fare parte delle cosche calabresi, per rientrare in un secondo tempo nell’ambito della camorra cutoliana.
Iniziarono così a diventare figure di spicco della criminalità jonica, in particolare grazie all'omicidio del boss Francesco Basile che, per anni, aveva avuto il controllo assoluto sulla città. L’organizzazione tornò a crescere e a specializzarsi e, secondo le indagini, pare che intorno alla fine degli anni Novante, la Nuova Camorra Organizzata Pugliese avesse alle proprie dipendenze oltre 300 affiliati, compresi numerosi minorenni. Nello stesso periodo inizia però un nuovo declino, quanto scoppia, sempre a Taranto, una furiosa guerra intestina tra i fratelli Modeo, che culmina con l’omicidio dello stesso ”Messicano”, freddato in un agguato a Bisceglie, a quanto pare per ordine di Salvatore Annacondia e con la complicità degli stessi fratelli di Modeo. Secondo le investigazioni, la motivazione fu il traffico di eroina, dal momento che “U’Messicanu” si era rifiutato di concedere il permesso per lo smercio di droga nella città, cosa che invece i suoi fratelli volevano.
Aldo Vuto viene arrestato, mettendo fine al dominio dei Modeo su Taranto e sulla provincia, ormai sotto controllo diretto della camorra. Gli omicidi più importanti avvenuti durante la faida dei Modeo sono quelli di Salvatore e Paolo de Vitis, di Cosima Ceci (madre del Messicano), e altri componenti delle famiglie De Vitis e Modeo. Secondo gli inquirenti, la faida tarantina causò oltre 160 morti, al ritmo di circa 30 ogni anno, e almeno una sessantina di tentati omicidi.
Con la scomparsa dei Modeo, le organizzazioni malavitose di Taranto si trasforma in cellule indipendenti di stampo prettamente mafioso, con pesanti influenze da parte della Sacra Corona Unita che porta alcuni clan ad alleanze ufficiali, sempre fra numerosi morti per regolamenti di conti.
Solo nel 1994, grazie a varie operazioni delle forze dell'ordine, la malavita organizzata di alto livello a Taranto può dirsi effettivamente annullata.
Nel 1990 nuovi personaggi si affacciano sulla scena, come ad esempio Giuseppe Iannelli, Alessandro Fusco o Giosuè Rizzi, prova effettiva che Raffaele Cutolo aveva stretto rapporti non solo con la malavita tarantina, ma anche con altri gruppi criminali pugliesi. L'autonomia del clan Rizzi in particolare spinse i boss a scatenare una nuova sanguinosa guerra fra il 1998 e il 1999.
Grazie alle forze dell'ordine e a varie operazioni condotte dalla polizia, anche questo gruppo contrapposto alla Sacra Corona Unita fu smantellato. Attualmente pare siano in attività gruppi di una Nuova Società foggiana, con legami sempre più solidi con la camorra.
Fine parte 7a

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